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Eco News

rispetto agli anni ‘50, più della metà del ghiaccio che copre i mari artici se ne è già andata per sempre.

Studio americano: “Fra 30 anni il Polo Nord rischia di rimanere senza ghiacci in estate”

Secondo i dati raccolti dal Nsidc del Colorado e dall'Università di Washington, il riscaldamento globale potrebbe causare lo scioglimento totale della banchisa nei mesi più caldi entro il 2040. Lo strato artico ha raggiunto quest'anno lo spessore minore mai registrato, mentre il Mar Glaciale in duemila anni non è mai stato così caldo

L’Artico potrebbe sciogliersi del tutto prima del previsto. Nell’ultimo anno i ghiacci si sono sciolti a velocità mai viste. E di questo passo, nei mesi estivi, il Polo Nord potrebbe restarne senza entro i prossimi tre decenni, cioè con 40 anni di anticipo rispetto alle previsioni dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), il gruppo incaricato dall’Onu di monitorare i cambiamenti climatici. Lo rivelano le immagini catturate da un satellite dello Us National Snow and Ice Data Centre (Nsidc) di Boulder, in Colorado, e lo confermano i dati raccolti dalla University of Washington Polar Science Centre, per cui lo strato dei ghiacci artici ha raggiunto quest’anno il minore spessore mai registrato. L’area, generalmente coperta dalla coltre per almeno il 15% della sua superficie, la scorsa settimana è scesa a circa otto milioni e mezzo di chilometri quadrati: un’estensione inferiore a quella registrata nel 2007, record negativo di tutti i tempi.

Il surriscaldamento del pianeta da circa trent’anni sta sciogliendo il ghiaccio che ricopre gran parte del Mar Glaciale Artico a una media del 3% all’anno. Il problema è che meno ce n’è, più cresce la velocità di scioglimento di quello rimanente. Una “spirale negativa”, secondo Mark Serreze, direttore dell’Nsidc, che afferma: “L’estensione dell’area ricoperta dai ghiacci sta diminuendo, ma anche riducendosi di spessore. Ciò significa che le condizioni meteorologiche che prima portavano allo scioglimento di una certa quantità di ghiaccio, ora ne eliminano molto di più”. La consistenza della coltre, mediamente di 3 metri, continuerà ad aumentare e a diminuire al cambiare delle stagioni, puntualizza Serreze, ma “siamo sulla via per vedere un’estate completamente priva di ghiaccio entro il 2040”.

I dati raccolti dall’Nsidc derivano da uno studio internazionale eseguito all’inizio di quest’anno, secondo il quale le temperature delle acque del il Mar Glaciale Artico provenienti dall’Oceano Atlantico settentrionale (il maggior flusso di acqua in entrata viene proprio da lì) sono oggi le più alte degli ultimi duemila anni. Un problema non da poco, vista la vulnerabilità dei poli all’innalzamento delle temperature. Che, sempre per l’Nsidc, lo scorso giugno sono state tra 1 e 4 gradi centigradi più elevate della media.

Le simulazioni eseguite dalla Nasa a riguardo hanno invece mostrato che la banchisa che copre il Mar Glaciale Artico non si ritirerà a un ritmo costante. Ci saranno però altri cali improvvisi come quello del 2007, quando una perfetta combinazione di condizioni meteorologiche sfavorevoli fece sciogliere più ghiaccio in un singolo anno che nei precedenti 28 messi assieme. Sta di fatto che oggi, rispetto agli anni ‘50, più della metà del ghiaccio che copre i mari artici se ne è già andata per sempre.

Biodiversità in calo, l’allarme scientifico

 

A rivelarlo è una ricerca dell'Università di Exeter, nel Regno Unito, incentrata sugli effetti dei cambiamenti climatici sulle specie animali e vegetali del pianeta. Lo studio è la più grande revisione fatta fino ad oggi sui dati riguardanti il climate change

 

La diminuzione di biodiversità in corso può portare entro la fine di questo secolo all’estinzione di una specie vivente su 10: “La Terra sta sperimentando un’estinzione mondiale di massa”. A rivelarlo è una ricerca dell’Università di Exeter, nel Regno Unito, incentrata sugli effetti dei cambiamenti climatici sulle specie animali e vegetali del pianeta. Lo studio, pubblicato dal prestigioso Proceedings of National Academy of Sciences (Pnas), è la più grande revisione fatta fino ad oggi sui dati riguardanti il climate change: una sintesi dei risultati di circa 200 rapporti provenienti da tutto il mondo. Che, considerando ben 130 segnalazioni di alterazioni già verificatesi in diverse parti del pianeta, confronta la situazione attuale con le previsioni future. Ne esce un inquietante profilo, comune agli ecosistemi sia terrestri che marini.